
L’espressione del sistema globale: i centri commerciali

Sono capitato di recente nel nuovo centro commerciale romano Domus, in zona Romanina. Un ennesimo clone delle recenti strutture nate in precedenza, affiorate come funghi in una città (ma oserei meglio dire in un Paese) che non riesce ad assorbirle e non può alimentarle. Analizzati i corrispettivi delle attività, eccetto rare eccezioni come H&M ed i brands del gruppo Zara per l’abbigliamento, la grande distribuzione elettronica ed il settore alimentare, mi viene da pensare che i centri commerciali servano soltanto a rimpinguare le grasse pance dei costruttori che locano gli spazi a caro, carissimo prezzo. I commercianti privati non possono più permettersi di sostenere delle spese così onerose e questo fa sì che in qualsiasi struttura del genere, in Italia, siano direttamente le Aziende a farsi carico del locale. Per questo motivo notiamo con ossessiva ricorrenza la presenza di brand come Decathlon, Mediaworld, H&M, Zara, Berska, Stefanel, Benetton, Athletes World, Mc Donald’s, Scarpe & Scarpe, Nike, Footlocker, Sephora ed altri ancora. La troppa offerta, a mio giudizio, invece di agevolare i consumi li rallenta, e il sabato pomeriggio tra gli immensi corridoi di Parco Leonardo piuttosto che di Roma Est o Porte di Roma vagano centinaia di anime sperdute e con poche buste in mano. La cosa peggiore è che queste strutture danneggiano il commercio su strada, i negozi convenzionali che si vedono strappata via una fetta importante di clientela pur proponendo un prodotto migliore e più ricercato. Il sistema globale tende a lobotomizzare le menti proponendoci negozi supermercato dove il rapporto gestore – consumatore finale progressivamente tende ad assottigliarsi fino a scomparire. Sneakers Lovers tifa per il piccolo dettagliante di zona, che ci conosce da una vita e che, alla cassa, magari ci fa anche un piccolo sconto. Lui sì che è in! Centri commerciali… Out.

